domenica 14 dicembre 2014

COLLECTING PEOPLE / SERIE INVERSA



SILVIA MARGARIA

martedi 16 dicembre 2014

ore 18:00

TRAM DIOGENE
Rotonda di Corso Regio Parco e Corso Verona, TORINO
Al Tram Diogene riparte il ciclo di incontri della nuova stagione di Collecting People/serie inversa. Ospite di questo appuntamento del programma, attraverso il quale Progetto Diogene effettua una ricognizione sullepratiche artistiche in via di consolidamento sul territorio piemontese, sarà l’artista Silvia Margaria (1985 – Savigliano, Cuneo). La sua ricerca si concentra sulla sovrapposizione, con formalizzazioni che tendono alla narrazione e all’isolamento, all’intimo e al sociale. La sovrapposizione è una ricerca dell’impurità, del non-a-fuoco, ma anche una volontà di unione che crea, però, vertigine e spaesamento. I frammenti da sovrapporre sono scelti tra una miriade di immagini e oggetti accumulati nel tempo, una collezione che cresce quotidianamente; una raccolta effettuata con l’intento morale di preservare i ricordi altrui, cercando di dare nuova vita al passato modificando, assemblando estratificando.
L’uso di materiali spesso recuperati nei mercatini o per strada, la profonda attrazione per le forme fuori moda e la nostalgia del passato, rendono i lavori inevitabilmente e volontariamente obsoleti, «perché è nel fuori moda che cresce la possibilità della reinvenzione e del rinnovamento; è nell’obsoleto che trovo la giusta traduzione per quello che Barthes chiama ‘senso ottuso’; qualcosa che ha a che fare con i giochi di parole, il banale, le buffonerie, il futile, il posticcio e il feticcio, ma che esprime molto bene quell’emozione, che designa semplicemente quello che si ama, è un’emozione-valore, una valutazione».
Silvia Margaria nasce a Savigliano (Cn) nel 1985. Nel 2010 consegue la Laurea di II livello presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Passa i successivi tre anni a catalogare e ispezionare pellicole all’archivio film della Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino. Tra le mostre collettive si segnalano Genius Loci, 2006 (Racconigi – CN); Scogliere, 2008 (Torino – Firenze); Ars Captiva Horror vacui horror pleni, 2009 (Torino); Printing New Worlds, 2014 (Galleria Opere Scelte, Torino); The Others Fair – spazio Autofocus 6, menzione speciale al concorso, 2014 (Torino).

venerdì 7 novembre 2014

DE-COSTRUZIONI (2014)

collage. Pagine di fotoromanzo in rivista, carte varie, inchiostro nero su spolvero. 50x70 cm.

collage. Pagine di fotoromanzo in rivista, carte varie, inchiostro nero su spolvero. 50x70 cm..

collage. Pagine di fotoromanzo in rivista, carte varie, inchiostro nero su spolvero. 50x70 cm.


collage. Pagine di fotoromanzo in rivista, carte varie, inchiostro nero su spolvero. 50x70 cm.


Il progetto DE-COSTRUZIONI nasce dalla volontà di mettere in luce gli scarti, i vuoti, le fratture, le discontinuità nelle immagini e nei testi; questa pratica è tesa all'annientamento del concetto di sistema che tutto unifica, che tutto identifica, per tendere verso una compenetrazione di forme e parole, una sovrapposizione di soggetti. Ho raccolto una torre di riviste abbandonate con l’atteggiamento di chi ha il compito morale di preservare i ricordi altrui; cerco di dare nuova vita al passato modificando, assemblando e stratificando immagini e materiali. In queste riviste ho trovato numerosi fotoromanzi degli anni '50. Mi ha colpito notare una sorta di bellezza più teatrale che cinematografica, una compostezza fuori moda che sovverte il codice proprio del fotoromanzo più recente caratterizzato da pose plastiche, gestualità accentuata, illuminazione degli ambienti assoluta, un’artificiosità studiata e voluta. I dialoghi al contrario non trasmettevano la stessa seduzione: troppo educati e poco caratterizzati, sembravano piccole composizioni poetiche invece che stralci di realtà parlata. Quasi per gioco ho tagliato via i dialoghi seguendo i contorni delle frasi, lasciando buchi di forma regolare, finestre aperte ad una nuova comunicazione: sotto ciascuna nuova apertura ho fissato un'immagine a colori prelevata da riviste, giornali e libri contemporanei. Dai fumetti tagliati e “smontati” ho creato, prelevando alcune parole, un nuovo dialogo che non è altro che un diverso ordine delle parole, inevitabilmente soggettivo.


manifesto. Stampa colori su carta 140gr. 70X100 cm.


manifesto. Stampa colori su carta 140gr. 70X100 cm.


manifesto. Stampa colori su carta 140gr. 70X100 cm.

manifesto. Stampa colori su carta 140gr. 70X100 cm.


La seconda parte del progetto è composta da quattro manifesti di misura 70x100 cm. Questi posso essere appesi alla parete senza cornice, proprio come si farebbe con un poster del proprio idolo: dagli anni '60 alcune riviste inserivano i poster dei personaggi più amati come supplemento al fotoromanzo. Le quattro immagini raffigurano ciascuno un personaggio dei quattro fotoromanzi. I ritratti sovrapposti sono la somma delle espressioni dell'attore, che si ritrova scomposto all'interno di un movimento immaginato. Sui manifesti compaiono, come esseri invasori, le forme colorate dei fumetti tagliati dai fotoromanzi: ciascun manifesto ha le sagome dei testi del fotoromanzo corrispondente. Gli sciami colorati creano linee e direzioni di forza all'interno della composizione; marcano la loro legittima presenza e nello stesso tempo sembrano cercare il posto giusto in cui restare in equilibrio, proprio come mattoncini in un gioco di costruzioni.


frame video. HD, colore, 6.28', supporto DVD


Le stesse sagome colorate che compaiono sui manifesti sono riprodotte, mantenendo le misure reali dei ritagli, tridimensionalmente in legno: i solidi così prodotti formano i pezzi di un gioco di costruzioni. Il progetto si conclude con un video (HD, colori, 6.28 minuti) ad inquadratura fissa mandato in loop: cercherò di costruire una torre con i pezzi delle costruzioni realizzate prevedendo possibili crolli rumorosi. Il tentativo di costruire una torre (di Babele) con pezzi posizionati in equilibrio uno sull'altro è testimoniato dalla presenza dei medesimi pezzi sparsi sul pavimento dello spazio espositivo. La volontà di dissacrare le parole mescolandole e trasformandole in altra materia (le costruzioni in legno) mi aiuta a non prenderle troppo sul serio; tento di farne un gioco il cui fine però sembra irrealizzabile: impilare i 59 pezzi di legno è un'impresa scoraggiante.


scultura. 59 pezzi in legno





COVER ARTESERA Numero 21

Cover
"Immagini che sono immaginari. Diapositive orfane, trovate in giro, sconosciute perchè abbandonate. Pezzi di vita negati, dimenticati. Silvia Margaria le cerca, le raccoglie, le studia, le ascolta. Poi sovrappone per scelta empatica e poetica le diapositive, due a due, fondendo le loro visionarietà, ormai perse nel tempo, in situazioni altre, produce uno scarto. Corpi che sono paesaggi, decori che celano figure. Questo prendersi cura è un creare dei nidi, dei rifugi in cui trovare riparo, in cui ancorarsi nel mare in tempesta del tempo. Si tratta di Nidificare (2014)."
Olga Gambari

martedì 28 ottobre 2014

THE OTHERS FAIR 2014


Sarò a The Others Fair 2014  nello spazio Autofocus 6 con l'opera "De-costruzioni".

giovedì 24 aprile 2014

NIDIFICARE (2014)


“Nidificare” è un progetto work in progress composto da una serie di diapositive sovrapposte in coppie; ciascuna coppia di pellicola è montata sullo stesso telaio. C'è un forte fascino nella proiezione di diapositive, che sta nel ritmo, nel rumore del ritmo e nella possibilità di poter quasi spiare l'immagine in tutti i suoi dettagli e particolari. L'immagine, non essendo in movimento (ed essendo anche ingrandita – grande potenziale della diapositiva) ci concede il tempo di notare tutti i personaggi della scena nelle loro diversità.
Tutte le diapositive che fanno parte del lavoro sono state recuperate nei mercatini dell'usato, quindi non si conoscono la provenienza, i luoghi e le persone rappresentati, il tempo di riferimento, insomma la storia di questi pezzi.
La spinta del progetto è una sorta di volontà di conservazione, che non si traduce soltanto nel gesto (nel non-gesto) di non-buttare-via-niente, ma addirittura nell'andare a cercare le cose, gli oggetti per affezionarsi (con la possessione del collezionista), per poi, successivamente non buttarli per dar loro nuova vita.
Tutta la mia ricerca si concentra sulla sovrapposizione, con composizioni formate da più parti, da più 'pezzi'. La scelta delle immagini da sovrapporre è stata guidata da una sorta di naturale avvicinamento, da quello che Barthes chiama 'senso ottuso'; qualcosa che ha a che fare con i giochi di parole, il banale, le buffonerie, il futile, il posticcio e il feticcio, ma che esprime molto bene quell'emozione, che designa semplicemente quello che si ama, è un'emozione-valore, una valutazione.
La sovrapposizione di queste immagini è una ricerca dell'impurità, del non-a-fuoco, ma anche una volontà di unione che crea però vertigine e spaesamento.
La sovrapposizione di una data diapositiva su un'altra è data da una sorta di narrazione, che non deve essere necessariamente lo svolgimento di una storia, ma viene qui intesa più come volontà di creare un incipit narrativo.
C'è quindi una narrazione orizzontale – che è quella della sequenza dettata dalla proiezione consecutiva delle immagini – e una narrazione verticale, tra le due diapositive sovrapposte e proiettate nello stesso momento.
L'immagine che si forma da questa sovrapposizione è una figura ambigua, a volte illusoria, come “l'oca/coniglio” usata in psicologia: la figura è composta da un'unica immagine che, alternativamente, può essere interpretata percettivamente come la testa di un'anatra e di un coniglio. A volte non subito è possibile riconoscere la presenza di due differenti immagini sovrapposte; la proiezione e quindi la possibilità di ingrandire molto l'immagine, dà la possibilità di mettere meglio a fuoco ciò che si sta osservando.
L'uso di materiali spesso recuperati nei mercatini delle pulci (quando non trovati per strada), la profonda attrazione per le forme fuori moda e la nostalgia del passato, rendono i lavori inevitabilmente e volontariamente obsoleti; perchè è nel fuori moda che cresce la possibilità di reinventare, un rinnovamento con un mezzo non più largamente usato. 


















proiezione di alcune delle diapositive sovrapposte

C'è stato quindi un intervento sulle immagini già esistenti. Ma non basta. Il fatto di trovare delle cose, appropriarmene e usarle, mi ha fatto pensare all'atteggiamento del cuculo quando, come un parassita, si impossessa di un nido di un altro uccello. Con la volontà di appropriarmene, ho deciso di lasciare un segno, su queste immagini/nido, un disegno parassita che si intrufola nella scena. Volevo un'immagine che esprimesse la volontà di rimanere in quel determinato posto, qualcosa che, poggiandosi, nidificasse: un nido.
Ho allora scansionato le diapositive sovrapposte e le ho stampate. Avevo bisogno di una tecnica che mi permettesse di ottenere sempre lo stesso nido stampato sulle varie immagini, ma in posizioni differenti. Ecco allora che la serigrafia si è rivelata la tecnica migliore per questo scopo. 

stampa fotografica della scansione delle diapositive sovrapposte con nido serigrafato (prova di stampa)

stampa fotografica della scansione delle diapositive sovrapposte con nido serigrafato (prova di stampa)

stampa fotografica della scansione delle diapositive sovrapposte con nido serigrafato (prova di stampa)

stampa fotografica della scansione delle diapositive sovrapposte con nido serigrafato (prova di stampa)

particolare



venerdì 7 marzo 2014

NIDI - prove di stampa (2014)







08/02/2014 (2014)


08/02/2014 è il giorno in cui ho fatto la ceretta. Le 19 strisce utilizzate sono diventate il supporto per la pittura: 19 piccoli dipinti ad olio astratti, su residui di cera rosa, peli e pelle. L'effetto è quello di tanti esperimenti pittorici molto materici, un esorcismo a una pratica che si ripete, un rito tutto femminile.
(misura singola striscia 7x20 cm. olio su cera per ceretta)